
Giuseppe De Santis, Il fiore di Brueghel
Un reperto “antico” mai trovato, un imbroglio mai realizzato, un uomo muore accoltellato. Così in breve, di menzogna in menzogna, si dipana una storia dalle fogge più strane che forse non è mai stata ma poteva essere. A far corona parate interminabili, e una manica di bambocci, bastonatori, squadristi della prima ora, intenti a bazzicare nei casini di mezzo mondo: i veri padroni del Paese. E tutto in nome del duce e per la Patria. Così dirama una delle epoche più controverse, quella fascista, tra strascichi e varie pendenze e vecchie e nuove interpretazioni. Con a margine nove tavole che raccontano un’altra storia, forse più vera, in grado di lacerare i veli che nascondono la verità.
Foto: Squarci di valle di Giuseppe De Santis

Enrico Campofreda, Gogo della Luna, Hèpou moi
Un romanzo epistolare condotto sul filo della memoria che si lega al passato e si svolge al presente. Una storia dalle identità violate nel labirinto di questioni insolute che tornano a galla e cozzano con la realtà, riproponendo temi veri, cruciali, attuali. E tutto via web. Roma, Milano, Parigi, Lisbona. Con frequenza altalenante i protagonisti si scrivono, si confidano, si rimproverano, tacciono, urlano, piangono e si compiangono. A ogni invio s’affaccia il passato, migliaia di parole che si riassumono in una richiesta che cambierà percorsi di vita spingendoli oltre le coordinate del destino. Fino a quando la verità apparente si spoglia nuda lasciandoli di fronte ad un profondo dilemma al quale ne seguirà un altro più terribile: devastante e meraviglioso allo stesso tempo. Sia pure a due voci, questo romanzo è un libro corale d’impegno e solidarietà, ricco di pathos e passione civile che restituisce dignità a un tempo, gli anni Settanta, spesso trattati con disinvoltura o peggio superficialità. Riassume forse una discussione mai finita e ancora in attesa di nuovi approdi.
Foto: La strada di David Farrell